Lucretia Estensis de Borgia. Tra biografia e narrazione nelle carte dell'Archivio di Stato di Modena

 

Alla vigilia delle nozze e a pochi giorni dalla partenza per Ferrara, gli ambasciatori, con questa lunga missiva (doc. 5), informano il duca Ercole di quanto si sta organizzando a Roma. I tanti ragguagli contenuti nella lettera testimoniano l’incalzare degli eventi.

«Questa matina ni fece dimandare che andati la retrovassimo in la expeditione de certi commissarii, quali Soa Santità manda inanti per fare provisione de victualie et de alogiamenti per la via per la quale habiamo a retornare a casa, designando che il primo giorno havessimo ad arrivar a Castelnovo, il secundo a Civita Castellana, il terzo a Narnia, il quarto a Terni, il quinto a Spoleti, il sexto a Foligno et de lì a prendere ordine col signor duca de Urbino per le giornate che se hanno a fare per le terre soe et presupponendo de fare la via de Eugubio, et da Gaglio ad Urbino et da Urbino a Pesaro, lassando stare Fanno da parte, et successive da Pesaro ad Arimino et da Arimino a Cesena et da Cesena a Forlì et da Forlì a Faenza, poi ad Jmola e a Bologna et stima et fae computo Sua Santità che per tuto il mese de zenaro debiamo essere gionti a Ferrara.»

Quella stessa sera era stato deciso come stipulare il contratto di matrimonio, dopo un diverbio avuto col notaio Camillo (Benimbene, il notaio di fiducia del Papa) ed il suo assistente Pandolfo sulla forma da dare all’atto, a seguito del quale il Papa accetta le condizioni volute dal duca Ercole. In quanto alle trattative dotali, informazione di primario interesse per il duca, gli ambasciatori informano che è stato stabilito come l’indomani si dovesse fare «la numeratione di tuto al thesoriero et poi fare l’istrumento de la recevuta.»

Inoltre, dovendo Lucrezia portare con sé tuto quello «ch’el ha», Pozzi e Saraceni vengono informati dal papa che il numero dei cavalli sarebbe stato di 280 e i muli più di 100, mentre i cavalli del duca di Romagna sarebbero stati 200. Gli ambasciatori osservano come il Papa non volesse che fosse redatto né un inventario né una descrizione, per quanto sommaria, dei tanti beni che Lucrezia avrebbe portato con sé.

Ancora, gli ambasciatori informano il duca che il Papa ha concesso alla figlia la sua lettiga personale, eseguita alla moda francese, come già aveva fatto con la Marchesana di Mantova, in modo che quando il corteo nuziale sarebbe arrivato a Piano, nel territorio di Urbino, Lucrezia l’avrebbe potuta usare insieme alla marchesa di Urbino. Lucrezia riceve inoltre 9.000 ducati per le spese di vestiario proprie e della sua nuova famiglia. La lettera si chiude con alcune considerazioni di Pozzi e Saraceni sulla giovane sposa: «quanto più conversamo cum lei e quanto più consideremo il viver suo, tanto venemo in megliore opinione de la bontade, honestà e discretione soa, non omettendo scilicet che in casa soa se vive non solamente christianamente ma etiam religiosamente.»

Margherita Lanzetta

 

 

«Hogi da xxi hora insino a sera sono facte più s [...] e feste del passato: perché gran numero del populo romano et a piedi et a cavallo è comparso suxo la piaza de Sancto Piero et dreto seguitavano xiii carri triunfali: nel primo de li quali era uno hercule dorato con la clava in mano. In laltro era Cesaro: in un altro Scipione affricano et in un altro Paulo Emilio con alcune interpositione de altre cose in li altri carri. Bella cosa fu in vedere una imagine overo figura di li triunfi antiqui: perché gionti dicti carri tuti suxo la piaza li soldati de li trinufanti cantando cursitavano per tuta la piaza in giro. [...]»

Il corteo descritto nella lettera (doc. 6) che abitualmente veniva organizzato a Roma i primi giorni di gennaio fu forse reso più solenne (stando alle parole degli ambasciatori estensi) proprio per via della prossima partenza di Lucrezia da Roma. I primi due carri, dedicati ad Ercole e a Cesare, potrebbero costituire un omaggio all’alleanza tra Ercole I e Cesare Borgia ed il riferimento ai grandi generali di Roma Antica e ai triumphi antiqui potrebbe celare un omaggio alle conquiste e alle imprese del Duca di Romagna.

Alberto Palladini

 

 

La lista, redatta su otto carte, descrive il nutrito seguito che accompagnerà Lucrezia, novella sposa, nel lungo ed arduo viaggio da Roma verso Ferrara. Un piccolo esercito che le cronache ricordano essere composto da oltre 700 persone, più di 400 cavalli e circa 250 muli. Il viaggio durerà circa un mese, dal 6 gennaio al 2 febbraio 1502, giorno dell’ingresso ufficiale della futura duchessa in Ferrara. Nel documento (doc.7) compaiono i nomi degli alti dignitari ecclesiastici che formano il corteo: il cardinale di Cosenza, legato pontificio, che seguirà Lucrezia fino a Gubbio per poi fare ritorno a Roma, i vescovi di Venosa, di Carinola e di Orte nella compagnia di Lucrezia, i vescovi di Adria e di Comacchio nel gruppo ferrarese, monsignor d’Allegre al seguito di Cesare Borgia. A questi si aggiunge la folta schiera di baroni, conti, ambasciatori, nobili, scudieri papali, cavalieri e vari rappresentanti delle più importanti casate dell’epoca. Completano il gruppo trombettieri, musici e giocolieri. Il documento costituisce una testimonianza di un certo rilievo perché, oltre ai partecipanti ‘ufficiali’, consente di svelare con maggior dovizia di particolari rispetto alle cronache il seguito privato di Lucrezia, una cerchia di intimi e fidati cortigiani che resteranno con lei a Ferrara. L’elenco si apre con le sue dame personali, le nobili Geronima Borgia e Adriana Mila, prosegue con i nomi delle sue donzelle e ancelle, Angela (Borgia), «Elisabetha senese et sua figlia, Elisabetha perusina, Catherina spagnola, Alexandra, Geronima, Nicola, Camilla, Madonna Joanna, Catherenella negra, quattro fantesche de camera, la Napoletana con doe soe figlie, Samaritana, Camilla greca, doe ancelle». E poi il maggiordomo, il segretario, due baccellieri, il maestro di sala, due cappellani, il guardarobiere, il maestro delle stalle, Sancio trinciante (lo scalco), il coppiere Baldassarre, il credenciero, il portinaio, «Martino che lege il libro» (il lettore), dieci palafrenieri, dieci paggi, l’addetto alla cappella, un fabbricante di candele, lo spenditore, incaricato di fare la spesa dei viveri, il sarto, il repostero o credenziere, il canavaro o cantiniere, due cuochi, Alonso l’orefice, il fabbro, il sellaio. Chiudono il seguito di Lucrezia cinquanta mulattieri con 150 carri e muli.

 

 

 

È una settimana che Lucrezia è giunta a Ferrara e proseguono i festeggiamenti in onore della coppia di neosposi. Il causidico Leonardo Novelli, la cui famiglia di origine padovana si era imparentata con gli Estensi, informa con questa lettera (doc.8) il cardinale Ippolito, rimasto a Roma, dei doni ricevuti dalla coppia e delle celebrazioni in corso a Ferrara, riportando in maniera dettagliata i particolari dello spettacolo di un funambolo sulla piazza davanti al vescovado. Colpisce, nel racconto, la descrizione del gesto di Lucrezia che in pieno inverno, nonostante le temperature rigide, si toglie il suo mantello per coprire il funambolo, rimasto in camicia. La lettera rappresenta una delle poche testimonianze dirette dei festeggiamenti matrimoniali ferraresi, i cui avvenimenti erano già noti dalle coeve cronache, tra cui ricordiamo la Cronaca di Zambotti (ed. Pardi, pp. 331-332) e l’anonimo Diario ferrarese, edito da Lodovico Antonio Muratori (Diarium Ferrariense ab anno MCCCCIX usque ad annum MDII, Anonymo auctore synchrono italice scriptum in Rerum Italicarum Scriptores, t. XXIV, Milano, 1738, p. 405). Sul verso del dispaccio una nota ci informa che la lettera fu copiata per il marchese Giuseppe Campori il 7 luglio 1866, l’anno in cui avrebbe pubblicato il suo scritto Una vittima della Storia, uno dei primi contributi con cui si tentò di offrire una nuova lettura storiografica di questa singolare figura di donna.

Margerita Lanzetta