Lucretia Estensis de Borgia. Tra biografia e narrazione nelle carte dell'Archivio di Stato di Modena

 

«Duquessa figlola carissima, la tua lettera se è stata gratissima per haver enteso el tuo ben estare. Nuy per gratia di Dio e de la sua gloriosa matre estamo molto bene. Per la presente te avisamo como havemo receputa una lettera del nostro nuncio sopra le cose de Cento e de la Pieve la qual poray comunicar a li toy embaxatori de Ferrara, li quali deveno esser certi que muy pensamo dì e notte en el benefitio e augmento de quello estato. De Civita Castellana, l’ultimo de settembre, Alexander papa VI manu propria.»

Il matrimonio con Alfonso I d’Este (1502) fu il coronamento dell’ambiziosa politica nuziale intessuta dal padre di Lucrezia, Rodrigo Borgia, meglio noto come papa Alessandro VI, che qui si rivolge alla figlia nella doppia veste di genitore ed alleato, in una preziosa lettera autografa. Nel 1493, Lucrezia era andata in sposa a Giovanni Sforza, signore di Pesaro e conte di Cotignola, da cui non ebbe figli, ottenendo così l’annullamento del matrimonio. Il secondo marito, Alfonso d’Aragona, duca di Bisceglie e principe di Salerno, fu invece fatto uccidere da Cesare Borgia, fratello stesso di Lucrezia: un episodio che portò ad una temporanea rottura nei rapporti familiari. In questa missiva (doc. 9) il tono è solenne come tipico delle comunicazioni a tema politico-diplomatico; il papa si limita infatti unicamente ad informare che gli Este sono, dopo l’avvenuta unione matrimoniale, sotto la protezione del pontefice. Il documento dimostra dunque che, pur nel vincolo del legame familiare, le ragioni politiche sovrastano quelle personali; non vi è infatti spazio, fatta eccezione per il fuggevole cenno alla tenerezza nell’epiteto iniziale con cui Alessandro VI apostrofa Lucrezia, per la preoccupazione, che pure dovette esserci date le critiche condizioni di salute della Borgia al tempo della missiva.

 

 

Il tentativo di espansione politica e territoriale di Rodrigo Borgia in Italia trovò terreno fertile sia nei legami matrimoniali della figlia Lucrezia, sia nelle ambizioni del primogenito Cesare, intento a costruire un dominio diretto nelle terre della Romagna, nonché nelle zone limitrofe. Cesare giunse in Italia nel 1499 al seguito del re di Francia Luigi XII, di cui aveva sposato la nipote, ottenendo il ducato di Valentinois. Uomo del sovrano francese e figlio illegittimo del papa, egli ebbe gioco relativamente facile a soddisfare la sua brama personale di potere, arrivando, tramite una successione di ardite campagne militari, a farsi nominare conte di Romagna (1501). Questa lettera risale alla fase di maggiore successo personale di Cesare. Qui (doc. 10), egli si rallegra di poter comunicare a Lucrezia la recente capitolazione di Camerino, nell’ultimo di una lunga serie di trionfi in armi. Colpisce la sincera familiarità del testo, in cui traspare l’affetto per la sorella e la preoccupazione per il suo stato di salute, unitamente ad una euforia tanto grande da aver spinto Cesare a scrivere direttamente a lei, invece che al cognato, come forse avrebbe correttamente richiesto la forma.

 

 

Figlio illegittimo del re di Napoli, Alfonso d’Aragona fu il secondo marito di Lucrezia, dalla quale ebbe un unico figlio maschio, Rodrigo. Il celebre omicidio di Alfonso, pur se scaturito nella cerchia ristretta di Cesare Borgia, non ebbe conseguenze significative sui diritti dinastici del giovane Rodrigo, il quale ottenne, alla tenera età di cinque anni, la conferma del ducato di Bisceglie, già precedentemente conferito al padre. L’atto (doc. 11) venne promulgato con la presente pergamena, firmata da Ferdinando II il Cattolico, celebre unificatore della corona spagnola a seguito del matrimonio con Isabella di Castiglia, nonché sovrano di Napoli a partire dal 1504. La vita di Rodrigo d’Aragona non fu, tuttavia, particolarmente lieta: separato dalla madre fin dal 1502, quando ella andò in sposa ad Alfonso d’Este, non ebbe mai più modo di rivederla in vita. Fu invece allevato dalla famiglia del padre, in un ambiente che guardava con una certa diffidenza alla duchessa di Ferrara, ben presto privata anche della protezione papale. Rodrigo morì di malattia nel 1512, appena dodicenne, lasciando un grande sconforto nel cuore di Lucrezia.

 

 

Storicamente di pertinenza dei potenti Caetani, il castello di Sermoneta venne loro sottratto in seguito alla scomunica proclamata da Alessandro VI contro la nobile famiglia romana (22 settembre 1499). Il papa aveva ormai intrapreso un’abile e sottile lotta politica al patriziato tradizionale dell’Urbe, che trovò proprio in questa scomunica una delle sue più efficaci espressioni: essa permise al Borgia di liberarsi di quello che era ritenuto un pericoloso nemico interno e di recuperare, al contempo, parte dei territori della Chiesa concessi in feudo, devoluti così alla Camera Apostolica. La rocca di Sermoneta, inoltre, rappresentava un nodo cruciale, stretta com’era tra il basso Lazio ed i confini del regno napoletano, su cui Alessandro stava estendendo le sue mire. Il castello venne quindi venduto a Lucrezia, all’epoca ancora duchessa consorte di Bisceglie ed ago della bilancia nei rapporti con gli Aragonesi. La transazione venne approvata con questa bolla solenne, la cui validità si esaurì però nel giro di pochi anni, quando Sermoneta venne restituita ai Caetani dopo la morte di Alessandro VI.

Miles Nerini