Lucretia Estensis de Borgia. Tra biografia e narrazione nelle carte dell'Archivio di Stato di Modena

Il breve siglato da Pietro Bembo

 

L’ Archivio di Stato di Modena conserva una preziosa testimonianza epistolare di Pietro Bembo. Non si parla però di lettere private ma di un breve apostolico dal rilievo tutto politico indirizzato a Lucrezia. Nel marzo 1513, il nuovo papa fiorentino, Leone X (al secolo Giovanni de’ Medici), nominò Segretario ai Brevi proprio Pietro Bembo. Dopo pochi mesi, un breve pontificio (datato 20 novembre 1513, e sottoscritto, come di prammatica, dal Segretario in persona: P. Bembus.) viene inviato alla Duchessa di Ferrara perché interceda presso il consorte per la liberazione dei fratelli Fantuzzi, Francesco e Pasotto, sudditi pontifici in quel momento prigionieri del duca. Era infatti avvenuto che i due maggiorenti bolognesi - Francesco Fantuzzi era Senatore nonché antico sostenitore dei Bentivoglio, i vecchi Signori di Bologna - venissero catturati e incarcerati a Ferrara, per ragioni che oggi ci sono ignote, da uomini del cardinale Ippolito d’Este. Le proteste dei Bolognesi per la loro liberazione non si erano fatte attendere, e avevano coinvolto il papa anche tramite la mediazione del cardinale Giulio de’ Medici. Nonostante le molte suppliche, tuttavia, il duca Alfonso era rimasto sordo alle richieste di scarcerazione, e di ciò il papa si mostra nel breve non poco contrariato: «parum etiam nostras litteras valuisse» («a poco sono servite le nostre lettere»).

Di qui la decisione del pontefice di ottenere la mediazione della duchessa. Anche la richiesta papale alla «Dilecta in Christo filia» - appunto Lucrezia, destinataria di questo breve -, come arma segreta, o ultima carta di un risentito gioco diplomatico, non ebbe però effetto: i due Fantuzzi vennero liberati da Alfonso dietro pagamento di una ricca taglia solo nell’aprile 1514.

Il breve, scandito secondo la severa retorica della scrittura epistolare, pur venato, come di prammatica, da qualche blandizia letteraria, è sottoscritto dalla firma P. Bembus; per l’occasione fu quindi dettato da lui e ci piace pensare che le parole che mitigano certe asprezze di questa lettera ufficiale (il Papa esige, non perora!) siano sgorgate dalla penna dell’antico innamorato di Lucrezia:

«Nam quoniam super mulierum captum te et prudentem et plurimis maximisque virtutibus perornatam omnes homines praedicant, non dubitamus quin a viro tuo, a quo amari te propterea summopere atque unice arbitramur, sis, que voles, impetratura.»

[Infatti, poiché tutti gli uomini ti professano, ben sopra le capacità muliebri, prudente e ornata di moltissime ed eccelse virtù, non dubitiamo che da tuo marito, dal quale riteniamo che per questi motivi tu sia amata in sommo grado, potrai impetrare ciò che vorrai].

Paola Vecchi Galli

 

 

Con questo elegante documento redatto dalla cancelleria papale, scritto su pergamena d’agnello, il pontefice Leone X richiede alla duchessa Lucrezia «dilecta in Christo filia» di perorare la liberazione di un suddito pontificio imprigionato per ordine del di lei consorte, il duca Alfonso I. A comporre questo elegante messaggio in latino fu proprio il veneziano Pietro Bembo che a partire dal marzo 1513 ricopriva il ruolo di segretario dei Brevi. Erano passati ormai 10 anni dal periodo ferrarese del Bembo, quando il giovane letterato aveva tenuto una tenera corrispondenza epistolare con Lucrezia. Scrive Giulia Raboni in merito ai rapporti tra Pietro e Lucrezia: «ci sono testimoniati solo da alcune lettere conservate, in diverse forme e redazioni, in stampe (esclusivamente per il Bembo) e manoscritti. Mentre però per ciò che attiene a Lucrezia, le lettere tramandateci dal ms. S.P.II.100 (ex H.246 inf.), conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano […] ci testimoniano, in autografo, la redazione originale, quella cioè che pervenne nelle mani del Bembo, per quest’ultimo invece non possediamo che rielaborazioni, in stadi più o meno avanzati, di quelle lettere che da lui erano state scelte per la pubblicazione a stampa». In altre parole, pare che l’unico sopravvissuto dei messaggi bembiani a Lucrezia (in originale) sia costituito esclusivamente da questo elegante documento di curia conservato nell’Archivio Segreto Estense.

Alberto Palladini