REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Ricostruire le provenienze
Nello studio dei frammenti documentari di riuso, l’analisi integrata dei documenti con gli oggetti in cui siano stati reimpiegati è fondamentale. Infatti, quando il legame fisico e conservativo instauratosi tra il frammento e la sede del suo riuso – un registro, un codice, un volume a stampa, un oggetto – si è mantenuto intatto (frammenti in situ), esso rappresenta una fonte di informazioni privilegiata per comprendere contesti, tempi e modalità del reimpiego e apre anche uno scorcio per indagare l’ultima fase di vita del documento originario, quella dello scarto.
In molti casi, tuttavia, questo legame è andato perduto a seguito di interventi di distacco in fase di eventuale restauro, dando luogo a frammenti non più in situ che possiamo incontrare oggi in condizioni conservative separate dalle precedenti sedi di reimpiego senza che si sia tenuta traccia di queste ultime. I frammenti decontestualizzati sono poi raccolti per essere conservati talvolta in forma sciolta all’interno di buste o cartoni, talaltra rilegati in volumi miscellanei comunemente definiti fragment volumes.
In questi casi, la ricostruzione delle provenienze, cioè delle fasi conservative precedenti a quelle attuali e tra queste, in particolare, delle pregresse sedi di reimpiego, costituisce uno snodo metodologico fondamentale per lo studio del fenomeno del riuso di manoscritti, siano essi di natura libraria o documentaria. Tale ricostruzione deve fondarsi innanzitutto sull’analisi puntuale delle tracce materiali lasciate dal riuso: fori, tagli, pieghe, residui di colla, resti di altri materiali, offset (cioè impronte lasciate da inchiostri provenienti da altri supporti con cui il frammento è stato a contatto), abrasioni e rasure, ecc.
Un ruolo rilevante è svolto dalle scritture seriores, annotazioni e stratigrafie apposte sui frammenti dopo il loro reimpiego, che talvolta forniscono indicazioni esplicite sulle precedenti sedi di provenienza e risultano utili a ricostruire il legame instaurato dal frammento con il suo contesto di riuso. Nelle circostanze più fortunate, i dati rilevabili sono sufficienti a identificare con esattezza la provenienza del frammento; in altri casi, le informazioni risultano troppo generiche o non supportate da strumenti di accesso sufficientemente analitici per garantire un riconoscimento sicuro dell’oggetto sede di reimpiego, ma possono restare tuttavia utili per delineare presunti ambiti di riferimento, offrendo un contesto più o meno ampio entro cui collocare il riuso del frammento e contribuendo comunque alla comprensione della storia o, meglio, delle storie dei documenti medievali reimpiegati.
Cristina Solidoro
