REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS

Frammenti di un discorso storico

sed gratias mihi potius de perductis ad litus e tanto naufragio supernantibus, aut parum apparentibus tabulis haberi, quam de tota navi desiderata rationem exposci debere contenderim

FLAVIO BIONDO

I frammenti manoscritti di riuso – si tratti di codici o documenti – sono sempre fonti estremamente complesse, dalla natura prismatica e a più dimensioni perché in divenire, frutto di trasformazioni molteplici e inserite in una articolata rete di relazioni materiali, genetiche ed evolutive con altri oggetti, persone e contesti mutati nel tempo. In questo ricco e cangiante panorama, le maculature documentarie si distinguono tuttavia dalle librarie per caratteristiche e problematiche specifiche e sono dotate, al contempo, di potenzialità informative in parte differenti. Lo studio di queste testimonianze solleva dunque problemi di vario ordine e questioni metodologiche peculiari.

Dal punto di vista del contenuto, ad esempio, la parzialità o lacunosità del testo superstite può costituire un ostacolo grave, talvolta insormontabile, per l’interpretazione e l’identificazione dei frammenti diplomatici. A differenza delle opere letterarie, i documenti sono perlopiù testi a tradizione unica o quasi, privi cioè di ulteriori esemplari che possano fungere da confronto. Per questo motivo può risultare molto difficile riconoscerne gli elementi essenziali: natura e tenore giuridico, attori e scrittori, testimoni e sottoscrittori, datazione, elementi di autenticazione e così via. Inoltre, in assenza di un contesto integro, può essere arduo distinguere un originale da una copia ovvero un documento sciolto da uno trascritto su registro.

D’altra parte, ribaltando la prospettiva, è proprio l’unicità di queste fonti a renderle così preziose dal punto di vista storico. Dai ritagli di pergamena riutilizzati nei dorsi, nei risguardi o nelle coperte dei volumi possono affiorare storie inedite: echi di eventi, persone, beni e luoghi di cui spesso non si aveva altra testimonianza, assieme a menzioni di date e luoghi spesso assenti nei codici e tanto più importanti per fissare qualche coordinata spazio-temporale certa dei momenti e dei contesti di scarto e reimpiego.

Ma guardare ai frammenti in una prospettiva di mero recupero del singolo dato testuale sarebbe riduttivo e limitante.

Ciò che davvero conta è la loro complessa traiettoria storica: la dismissione, le manipolazioni subite, le nuove forme e funzioni assunte, la ricontestualizzazione. In questa prospettiva, ogni minimo dettaglio, ogni traccia apparentemente insignificante - pieghe, fori, tagli, macchie, rasure, cancellazioni, segni di annullamento, stratificazioni grafiche - può trasformarsi in un indizio prezioso, capace di illuminare i diversi momenti del processo di produzione e conservazione di queste fonti e di rivelare le logiche che ne hanno guidato scarto e riciclo.

I frammenti richiedono dunque uno sguardo mobile e profondo, in una parola storico, capace di coglierne le sedimentazioni e i molteplici segni superficiali. Tutto ciò richiede un approccio fortemente interdisciplinare, che coniughi risorse e competenze specifiche di ambiti quali codicologia, paleografia, diplomatica e archivistica, digital humanities, senza tralasciare naturalmente la dimensione storico-politica, istituzionale e giuridica.

Infine, descrivere e catalogare sono operazioni indispensabili per rendere accessibile tutto un patrimonio di nuove fonti altrimenti sommerso, ma richiedono il ricorso ad un linguaggio controllato e uniforme e la definizione di criteri di descrizione capaci di valorizzare le peculiarità dei riusi documentari: serve allora, non da ultimo, aggiornare i modelli descrittivi in uso per i lacerti librari e adeguarli a dar conto delle specificità dei reimpieghi diplomatici. Il progetto REDDIS ha raccolto anche questa sfida.

Maddalena Modesti