REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS

Registri e protocolli

Tra i riusi documentari più comuni figurano quelli provenienti da registri e protocolli, strumenti che, a partire dal XII secolo, assumono un ruolo centrale nelle pratiche di scrittura.

In età comunale il formato del codice, già tipico del libro manoscritto, si diffonde rapidamente in nuovi ambiti: notai, ufficiali, cancellieri e mercanti — attivi in contesti pubblici, privati ed ecclesiastici — necessitano infatti di strumenti rapidi, ordinati e sistematici per governare la crescente mole di scritture prodotte nella gestione quotidiana degli affari. È in questo scenario che protocolli e registri diventano strumenti centrali della nuova prassi documentaria.

Accanto alla produzione di instrumenta e atti sciolti su pergamena, si moltiplicano scritture seriali e continue: imbreviature, trascrizioni integrali o parziali di atti, elenchi di beni, merci, persone, redditi e spese. Tutto viene organizzato in volumi membranacei o cartacei, strutturati in sequenze cronologiche e dotati di sistemi di impaginazione e di ordinamento pensati per rendere le informazioni facilmente reperibili. Questo nuovo modo di scrivere consente di gestire grandi quantità di dati, controllare le pratiche, conservare memoria delle attività d’ufficio e garantire una certezza giuridica più stabile e continua. Il variegato panorama rappresentato da tali registri poteva riguardare documentazione sia transitoria sia definitiva: in ogni caso, una volta dismessi o sostituiti da analoghi cartacei, anche questi documenti seriali offrivano un ricco bacino di raccolta di pergamena da reimpiego.

Maddalena Modesti