REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS

Fenomenologia del riuso

testi di Maddalena Modesti

The medium is the message. 

MARSHALL MCLUHAN

Una volta scartato, il documento dismesso cessava di esistere in quanto testo dotato di una sua identità autonoma, di una sua funzionalità giuridica e di un suo interesse archivistico. Se la pergamena su cui era scritto era ancora in buone condizioni, tuttavia, non veniva distrutto completamente: da quel momento "sopravviveva" in quanto supporto tangibile, entrando nel circuito economico (ed ecologico!) dei beni riutilizzabili.

A partire quindi dalla fase del reimpiego, il documento acquisiva una nuova veste materiale, spesso frammentaria, e una nuova identità, divenendo parte integrante di un nuovo oggetto: ad esempio, un nuovo volume, registro o codice (detto host volume, liber tradens o volume ospite), ma poteva trattarsi dei manufatti più disparati. Quella dei lacerti di riuso è dunque una fisionomia estremamente complessa, sfaccettata e a più dimensioni: essi conservano in sé traccia della loro natura originaria, ormai perduta - la porzione di testo documentario superstite, con i suoi caratteri intrinseci ed estrinseci ancora eventualmente visibili -, e al tempo stesso ne acquisiscono una nuova, derivante dall’oggetto di cui sono diventati parte strutturale.

Ma come venivano materialmente reimpiegati i documenti membranacei e come si presentano oggi? Quali pratiche artigianali comportavano?

È possibile orientarsi nella ricca e varia fenomenologia di forme che connotano i frammenti di riuso anzitutto distinguendo: 

  • quando la pergamena abbia mantenuto la sua funzione originaria di supporto per la scrittura anche nel nuovo contesto: è il caso dei palinsesti, nei quali la pelle animale è stata raschiata o lavata affinché potesse essere nuovamente scritta;

  • quando la superficie scrittoria è stata rifunzionalizzata, venendo cioè adattata ad altri usi: rientrano in questa categoria i frammenti riutilizzati nelle legature, destinati a rivestire, rinforzare o rattoppare altri libri o registri.

Le due funzioni peraltro possono anche coesistere, come accade quando un frammento palinsesto veniva riutilizzato in una legatura.

In tutti i casi, la pergamena veniva manipolata e sottoposta a trattamenti più o meno elaborati per adattarla alla sua nuova destinazione. Questo poteva comportare: lo smembramento dei fascicoli originali, il taglio dei fogli per adattarli a formati più piccoli, la cancellazione o il lavaggio dei testi primari e l’eventuale riscrittura, la loro aggregazione con altri materiali attraverso cucitura o incollamento, il distacco di eventuali sigilli. Queste operazioni modificavano radicalmente l’aspetto originario delle fonti, imprimendo al contempo su di esse tracce più o meno evidenti di tali trasformazioni, quali ad esempio pieghe, tagli, fori, alterazioni cromatiche della superficie e, soprattutto, stratigrafie. Proprio queste ultime, oltre a caratterizzare fortemente la facies dei frammenti di riuso, si rivelano spesso determinanti dal punto di vista interpretativo per poter ricostruire le loro diverse fasi di vita.