REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS

Patchworks

Legature realizzate attingendo a più supporti non sono rare e anzi, soprattutto nell’evenienza di restauri o riparazioni, la compresenza di frammenti provenienti da testimonianze ed esemplari diversi è frequente: il bisogno di un rattoppo si verifica infatti presumibilmente a una certa distanza di tempo dalla realizzazione della coperta ed è difficile che il legatore possa disporre ancora di altri frammenti facenti parte della stessa fonte documentaria, in atto o in registro, adoperata per la legatura in prima istanza. Nondimeno, quando i frammenti di diversa origine sono reimpiegati per gli elementi minimi di una legatura, non è avventato supporre che si tratti delle rimanenze di rifilature praticate in altre legature e poi conservate nei laboratori di legatoria proprio per rispondere a queste necessità di riuso. Tali aggiunte creano, in ogni caso, un vero e proprio "effetto patchwork", di cui si è già dato un esempio nella sezione La frammentologia. 

Non di rado, peraltro, la presenza di più frammenti riutilizzati nella medesima sede non dipende affatto da interventi posteriori, ma costituisce una scelta originaria: sin dall’allestimento della legatura si poteva ricorrere a materiali diversi assemblati insieme, secondo una prassi dettata essenzialmente dalla disponibilità concreta dei supporti. Ciò risulta particolarmente evidente nella realizzazione delle coperte, per le quali occorrevano fogli di pergamena di dimensioni ampie: non sempre reperibili in un unico pezzo, essi venivano non di rado ottenuti accostando più frammenti.

Il fenomeno si osserva con speciale frequenza nelle legature archivistiche, dove l’impiego di coperte munite di ribalta - il risvolto che sporge oltre il piatto per ripiegarsi sull’altro e proteggere il taglio del volume - richiedeva superfici estese e dunque favoriva soluzioni composite.

Questi patchwork potevano risultare costituiti da materiali di provenienza libraria come documentaria, secondo ogni possibile combinazione e mescolanza. D’altra parte, un patchwork di riusi rappresenta una manifestazione concreta del naturale terreno di interrelazione tra gli studi sul riuso di manoscritti di natura essenzialmente libraria e quelli di natura documentaria.

Integrando i percorsi di ricerca ed estendendo le metodologie di indagine a contesti analoghi e a situazioni equiparabili su più livelli e grazie alla quantità e tipologia di dati che possono ricavarsi dalla documentazione con cui i frammenti librari condividono — o hanno condiviso per un certo tempo — le medesime vicissitudini conservative, è infatti possibile comprendere alcuni presupposti del riuso di codici altrimenti difficili da suffragare.

Cristina Solidoro