REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Palinsesti
Nel vasto e articolato panorama del fenomeno del reimpiego di materiale manoscritto, il palinsesto si presenta come una delle vie attraverso le quali un supporto scrittorio poteva trovare una nuova vita. In particolare, con questa espressione si identificano i casi in cui un testo è stato redatto su un supporto che aveva già accolto la scrittura di un altro testo.
Il termine stesso, dal greco palìmpséstos ovvero pàlin (di nuovo) psào (raschiare), richiama il concetto di riuso e rimanda a uno dei procedimenti a cui spesso i materiali già contenenti scrittura potevano essere sottoposti per accogliere un nuovo testo. Due sono, infatti, le principali tecniche adottate quando si volesse riutilizzare una pergamena e dunque eliminare la scrittura già esistente (scriptio inferior): il lavaggio con bagno di latte e, per l'appunto, la raschiatura, talvolta effettuata in aggiunta al lavaggio per pulire il supporto con più cura in vista della nuova scrittura (scriptio superior).
Pratica antica riscontrata già in epoca classica e ampiamente impiegata soprattutto nei secoli medievali, diventa oggetto di attenzione degli studiosi già sul finire del XVII secolo e ottiene crescente interesse nel corso del secolo seguente, quando si iniziano a sperimentare prime metodologie per il recupero dei testi "nascosti" nei manoscritti palinsesti. Dopo l'iniziale ricorso ad acidi reagenti - naturali come le misture a base di noce di galla, o sintetici come la tintura di Gioberti - utili a rivificare l'inchiostro lavato, ma altamente dannosi per i supporti, sin dai primi del Novecento gli studiosi hanno optato per tecniche non invasive basate sulla fluorescenza, grazie alla lampada di Wood a ultravioletti, e sulla fotografia, culminate oggi nelle sofisticate tecnologie che mediante l'acquisizione e l'elaborazione digitale di immagini multi-spettrali consentono di recuperare con grande efficacia scritture cancellate senza alcuna conseguenza per i materiali e per i testi che essi recano.
Ludovica Invernizzi

