REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS

Il documento ebraico

Lo studio dei frammenti ebraici riutilizzati come materiale di legatura è un ambito di ricerca che affonda le proprie radici nel passato: già nel XVIII secolo alcuni intellettuali, tra i quali spicca in Italia Giovanni Bernardo De Rossi, avevano notato la presenza di lacerti di manoscritti ebraici reimpiegati in volumi a stampa o in registri d’archivio, sebbene il loro interesse fosse rivolto soprattutto alla ricostruzione filologica del testo biblico più che alla comprensione storica del fenomeno del riuso. Solo alla fine del XX secolo la ricerca ha assunto un carattere sistematico e interdisciplinare: studiosi come Mauro Perani hanno inaugurato un approccio metodico al rinvenimento, alla catalogazione e allo studio dei frammenti ebraici conservati nelle legature archivistiche italiane, portando alla luce decine di migliaia di testimoni manoscritti fino ad allora quasi del tutto ignoti.

Le cause del riuso sono diverse e intrecciano aspetti tecnologici e storici. Da un lato, il passaggio dal manoscritto alla stampa mise in circolazione grandi quantità di pergamena ormai considerata superflua, subito riutilizzata come materiale resistente per rinforzare copertine, dorsi e registri. Dall’altro, le persecuzioni inquisitoriali contro i testi ebraici nel Cinquecento — con sequestri e roghi del Talmud e di altre opere rabbiniche — generarono in molte città italiane un afflusso improvviso di manoscritti confiscati, provocando picchi di riuso che coinvolsero non solo testi talmudici, ma anche Bibbie, opere liturgiche e altre testimonianze della letteratura ebraica.

Le ricognizioni condotte negli ultimi decenni hanno individuato i principali giacimenti italiani nelle città di Modena e dintorni - con l’Archivio di Stato, l’Archivio Capitolare, l’Archivio Storico Comunale e altri fondi minori - e a Bologna, con l’Archivio di Stato e l’Archivio Diocesano, nuclei documentari che hanno permesso di ricostruire aspetti fondamentali della produzione libraria ebraica medievale e rinascimentale. Le scoperte hanno avuto un impatto rilevante in ambito letterario, paleografico, filologico e storico: sono emersi testimoni di opere rare o considerate perdute, nuove varianti bibliche, liturgiche e rabbiniche, e un ampliamento significativo del corpus delle scritture ebraiche medievali, con importanti ricadute sulla classificazione delle mani e delle scuole scrittorie, oltre a nuove informazioni sulla vita culturale e religiosa delle comunità ebraiche e sulle dinamiche censorie.

In misura minore, il recupero ha portato alla luce anche frammenti documentari, particolarmente preziosi data la scarsa conservazione della documentazione ebraica medievale: si tratta soprattutto di lacerti di registri contabili di prestatori, note di commercianti o gioiellieri, e frammenti di ketubbot e altri contratti matrimoniali, spesso redatti su grandi fogli di pergamena decorati da un solo lato e quindi particolarmente adatti al riuso come materiale di rinforzo nelle legature.

Roberta Tonnarelli