REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Fenomenologia dello scarto
La sola cosa che non c'è è l'oblio.
JORGE LUIS BORGES
Anche gli scarti, i rifiuti, gli avanzi possono risultare preziosi e raccontare qualcosa di interessante.
Si tratti di libri o di documenti, il reimpiego di pergamena presuppone sempre, infatti, operazioni di setaccio, filtro ed eliminazione dei testi che su di essa erano scritti, preliminari all’ingresso dei fogli nel circuito del riciclo. È possibile quindi interpretare i frammenti manoscritti non come meri residui materiali, bensì come il prodotto di decisioni intenzionali o semi-intenzionali, esito di una dinamica attiva di selezione della memoria scritta: essi non veicolano solo brani di testi sottratti (inconsapevolmente) alla dispersione grazie al reimpiego, ma offrono anche preziose chiavi di lettura su ciò che, nel passato, fu deliberatamente escluso dalla conservazione in quanto ritenuto non più servibile.
In questa prospettiva, l’analisi sistematica delle fonti documentarie reimpiegate apre una nuova strada allo studio dei processi di dismissione e mancata conservazione della documentazione d’archivio, che sono l’altra faccia – più sfuggente, ma non per questo meno importante - della storia degli archivi e dell’archivistica e un pezzo significativo anche della storia del documento e della diplomatica medievale e moderna.
E allora, quando e perché un documento diveniva obsoleto? In quali circostanze esso perdeva efficacia e validità o smetteva di essere considerato degno di conservazione? Dove avveniva e chi si occupava della selezione? E ancora, esistevano logiche di scarto ricorrenti e riconoscibili, oppure lo spoglio documentario avveniva in maniera del tutto occasionale? Insomma, vi erano tipologie documentarie più facilmente “cestinabili” di altre o l’eliminazione rispondeva a criteri estemporanei?
I censimenti e i sondaggi realizzati in numerosi enti di conservazione italiani nel corso del progetto REDDIS hanno messo in luce una galassia sorprendentemente ricca di documenti dismessi, differenti per epoca, forme, funzioni e contesti di produzione e successiva custodia. Questa varietà mostra la capillarità delle pratiche di scarto, che interessavano ogni genere di scritture diplomatiche: se certamente abbondano le attestazioni di documenti a carattere transitorio e amministrativo, le stesure preparatorie o incomplete, gli atti nulli o annullati e chissà, forse, falsi o falsificati, e ancora le copie semplici e autentiche, non mancano anche i documenti sciolti di natura pubblica e privata nella veste di munimina solenni, acta e instrumenta originali, e frequentissime sono pure le scritture seriali su protocollo o registro, le cedole e i libelli. Scritture tutte vergate da mani professionali di notai o cancellieri, giudici o ufficiali, talvolta scartate ab origine prima ancora di essere perfezionate, talaltra rimosse dagli scaffali solo dopo vari secoli.
In ambito librario è stato ampiamente documentato l’intensificarsi delle attività di dismissione e riuso di codici manoscritti in coincidenza con momenti di innovazione grafica, liturgica, testuale o tecnologica, come l’introduzione della stampa. Dinamiche simili interessarono anche la gestione documentaria: in tal senso, i lacerti diplomatici si fanno testimoni del mutare degli ordinamenti giuridici e dei cambiamenti istituzionali e politici, ma anche del variare delle prassi notarili e amministrative, delle trasformazioni nei formulari e nei modelli documentari o negli usi grafici, come pure della dispersione di archivi famigliari o personali.
D’altra parte, in un Medioevo segnato da forti particolarismi e tradizioni diversificate, lo studio diretto e sistematico dei frammenti documentari di riuso, affiancato dall’indagine storico-giuridica sulla normativa medievale e moderna in materia di conservazione, gestione e scarto delle scritture diplomatiche, permette di cogliere tendenze comuni e ricorsività e di evidenziare al tempo stesso usi e prassi locali.
Maddalena Modesti
