REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS

Il reimpiego di documenti medievali

Not known, because not looked for.

THOMAS STEARNS ELIOT

Non solo libri. Durante il Medioevo e ancora per tutta l’Età Moderna, anche i documenti e le scritture di carattere pratico e giuridico furono costantemente oggetto di attività, più o meno consapevoli, di scarto e successivo reimpiego. Archivi pubblici ed ecclesiastici, depositi notarili o famigliari costituivano serbatoi potenziali di pergamena da riciclo al pari delle biblioteche, senza contare che spesso codici e documenti venivano conservati nei medesimi locali o in ambienti strettamente contigui, a differenza di quanto avviene oggi. 

Così notai, archivisti, librarii e rilegatori – professionisti o improvvisati all’occorrenza – reimpiegavano i fogli di pergamena di scarto che avevano nelle immediate disponibilità, guidati da una mentalità molto concreta e pragmatica, senza badare al loro contenuto originario e al genere o alla funzione dei testi che vi erano stati trascritti, ma con l’occhio rivolto semmai alle dimensioni e condizioni di conservazione della pergamena.  

Nonostante ciò, e nonostante la straordinaria consistenza quantitativa e qualitativa dei relitti documentari superstiti, si tratta di fonti finora quasi del tutto trascurate sia dai conservatori sia dagli studiosi e dunque ancora perlopiù invisibili: inventari, cataloghi e repertori spesso ne tacciono la presenza o si limitano a darne generica menzione.  

D’altra parte, i frammenti documentari di riuso hanno una fisionomia peculiare ed elementi propri che li caratterizzano e li contraddistinguono – rispetto ai coevi lacerti librari –, direttamente riconnessi alla natura documentaria dei testi, alle funzioni giuridiche per cui furono originariamente prodotti, ai loro ambiti, processi e circostanze di produzione, uso e circolazione. Proprio queste peculiarità li rendono preziosi e ricchi di potenzialità di studio: grazie ad essi è possibile ampliare la conoscenza delle pratiche archivistiche e di prima tenuta dei documenti nel Medioevo e indagare in modo più esaustivo i processi di selezione e reimpiego della memoria scritta attuati in contesti differenti da quelli tradizionali del libro, come cancellerie e uffici pubblici, botteghe notarili, archivi ecclesiastici e famigliari.

Sono fonti che sollevano nuove domande e aprono orizzonti di ricerca nuovi e complessi: sfide che il progetto REDDIS ha affrontato, avviando i primi censimenti sul territorio nazionale e affinando nuovi, necessari strumenti metodologici e descrittivi.

Maddalena Modesti