REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Le pratiche del riuso
Ecco perché la parte migliore della nostra memoria è fuori di noi, nel soffio d’un vento di pioggia o nell’odore di richiuso di una camera o nell’odore di una prima fiammata, dovunque ritroviamo di noi stessi quel che la nostra intelligenza, non sapendo come impiegarlo, aveva disprezzato.
MARCEL PROUST
Riutilizzare significa dare nuova vita a ciò che sembrava aver esaurito il proprio valore. Non è soltanto un gesto legato alla tutela dell’ambiente, ma anche un atto culturale e creativo, un modo per interrogarsi sul tempo e sul significato che attribuiamo alle cose attraverso gesti e pratiche artigianali. Se oggi il riciclo ci parla principalmente di sostenibilità e di economia circolare, nell’Antichità e nel Medioevo rappresentava una attività quotidiana, diffusa e silenziosa, frutto di necessità ma anche di ingegno e manualità.
Nel corso dei secoli, il riuso ha interessato materiali di ogni genere. Riutilizzare il preesistente, infatti, era spesso una scelta obbligata, dettata dagli alti costi di alcune materie prime o dalla loro scarsa disponibilità. Blocchi di pietra e più complessi elementi architettonici antichi venivano frequentemente reimpiegati in nuove costruzioni. Monete, armi, attrezzi e altri oggetti in metallo potevano essere facilmente rifusi e trasformati per altri scopi. Anche i tessuti vivevano spesso una seconda vita, ricuciti come rattoppi o destinati a usi domestici e d’arredo. Il legno recuperato da edifici o imbarcazioni dismesse, invece, poteva essere riutilizzato, ad esempio, per la realizzazione o il restauro di architetture o mobili.
A questa cangiante costellazione di oggetti e materiali “plastici” e riutilizzabili appartenevano anche i supporti comunemente usati per scrivere.
Arianna Pastorini
