REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Il riuso di supporti scrittori
I supporti scrittori, apparentemente più fragili di altri materiali precedentemente elencati, furono in realtà tra i protagonisti di questo processo di continuo rinnovamento: le tavolette cerate, dopo essere state incise una prima volta, venivano raschiate e preparate per un nuovo utilizzo, in un ciclo potenzialmente infinito, ma furono pure riadoperate per realizzare mattoni; i fogli di papiro già scritti sul lato principale (il recto) potevano, in caso di necessità, accogliere un nuovo testo anche sulla facciata secondaria (il verso) – i cosiddetti papiri opistografi –, così come servire da materiale per la mummificazione; carta e pergamena, scaduto l’interesse per i testi che trasmettevano, erano comunemente riutilizzate a rinforzo di altri manufatti librari o documentari o sfruttate anche con altre finalità extra-grafiche.
Fra i vari supporti di scrittura fu proprio la pergamena, ottenuta da pelle animale (prevalentemente ovina, caprina o bovina), a conoscere una straordinaria fortuna come risorsa da reimpiego, grazie alla sua notevole resistenza e duttilità.
Di solito, libri e documenti membranacei che non si leggevano più o che avevano perso valore - perché superati, censurati o scaduti - non venivano distrutti, ma smembrati e ridotti in frammenti per essere reimpiegati nei modi più diversi: dalla confezione di abiti e arredi alla realizzazione di strumenti musicali, fino al semplice impiego come rivestimento per alimenti, ma soprattutto come materiale da legatoria.
In questo processo, lo scarto si è trasformato in risorsa, con una conseguenza per noi fondamentale: seppur ridotta a meri brandelli testuali, parte di tali testi è sopravvissuta fino ad oggi restituendoci preziosissima testimonianza di ciò che un tempo fu un enorme patrimonio di scritture.
Arianna Pastorini

