REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Curie, cancellerie e uffici pubblici
In questa sezione della mostra sono esposti frammenti di documenti prodotti e/o riutilizzati all’interno di cancellerie e uffici comunali o signorili.
Nel Basso Medioevo le città italiane diventano laboratori avanzati di produzione documentaria. La crescita delle istituzioni comunali, l’intensificarsi dei conflitti politici e l’espansione della burocrazia fanno della scrittura uno strumento essenziale di governo, memoria e legittimazione. L’amministrazione urbana, sempre più complessa, richiede una mole inedita di attestazioni scritte: la città si racconta, si organizza e si difende attraverso i propri documenti.
Cancellerie, curie cittadine e uffici amministrativi si trasformano in centri produttori e depositari di scrittura. Qui si accumulano atti notarili di ogni tipo — documenti sciolti o in filza, scritture seriali su registro, atti provvisori e definitivi — indispensabili per regolare la vita politica, economica e giudiziaria. Questa produzione crescente non è caotica: viene progressivamente ordinata e disciplinata, secondo nuove forme di registrazione e conservazione che rispecchiano la volontà di controllo e razionalizzazione e la burocratizzazione del potere comunale.
Nasce così un autentico “eco-sistema documentario” urbano, in cui produzione scrittoria e archiviazione sono componenti strutturali del funzionamento cittadino e in cui anche pratiche interne di reimpiego sono frequenti. Notai, ufficiali, giudici e funzionari diventano protagonisti di una vera rivoluzione della memoria scritta, che trasforma il modo di amministrare e, insieme, il modo di tramandare il passato.
Gli archivi comunali non sono semplici depositi: sono spazi politici in cui la città registra la propria memoria, legittima decisioni, delimita spazi di partecipazione e esclusione dalla vita cittadina e assicura la continuità amministrativa. Al loro interno si conservano enormi giacimenti documentari, ai quali i notai hanno accesso diretto e che non esitano a sfruttare anche come riserve di pergamena da reimpiego. Questo spiega perché una quota significativa dei frammenti diplomatici riutilizzati provenga, con buona probabilità, proprio da questi contesti.
Maddalena Modesti
