REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Item
riuso in archivio signorile
Title
riuso in archivio signorile
Alternative Title
coperta floscia
Identifier
Modena, Archivio Camerale (Camera Ducale), Amministrazione della casa, Caneva-cantina, reg. 6
Type
promissio
Date
seconda metà del XV secolo
Spatial Coverage
Ferrara
Creator
Andrea, notaio
Medium
pergamena
Extent
foglio
Language
latino
Is Part Of
registro di spesa per la cantina della Casa estense "Intra de vino con graspe et colato de la cadeva grande", 1509-10
Description
Il frammento testimonia una promissio con la quale Francesco de Siverio figlio del giureconsulto Ugolino di Gaeta e Girolamo di Bonfrancesco figlio di Ser Antonio di Gaeta si impegnano, nei confronti di Giovanni Perandollo figlio di Nicola, come garanti per risolvere un debito di 521 ducati d’oro contratto dai tre con Libanoro de Libanori, cancelliere ducale della corte estense dal 1471 al 1505, qualora questi pretendesse di ricevere la parte di Giovanni. Al momento dell’obbligazione verso Libanoro, infatti, i due attori della promissio avrebbero dichiarato di voler sollevare Giovanni dalla sua partecipazione al debito, e quest'ultimo chiede che tale promissio sia sancita dall'atto che stiamo leggendo.
Il documento, ascrivibile a una tipologia di atti di natura privata, vede Libanoro agire non nel ruolo di cancelliere ducale, ma in quanto individuo. Ciononostante, la sede di riuso ci riconduce al contesto della corte estense, essendo il frammento reimpiegato nel fondo dell'Amministrazione della Casa, a sua volta ricompreso nell'Archivio della Camera ducale: nello specifico, il registro sede di reimpiego è incluso alla serie della Caneva, cioè della cantina dei vini, e attesta spese de facto private: come accade per gli archivi signorili, si tratta di un caso in cui il confine tra privato e pubblico si mescola fino, talvolta, a coincidere.
Il documento, ascrivibile a una tipologia di atti di natura privata, vede Libanoro agire non nel ruolo di cancelliere ducale, ma in quanto individuo. Ciononostante, la sede di riuso ci riconduce al contesto della corte estense, essendo il frammento reimpiegato nel fondo dell'Amministrazione della Casa, a sua volta ricompreso nell'Archivio della Camera ducale: nello specifico, il registro sede di reimpiego è incluso alla serie della Caneva, cioè della cantina dei vini, e attesta spese de facto private: come accade per gli archivi signorili, si tratta di un caso in cui il confine tra privato e pubblico si mescola fino, talvolta, a coincidere.
Contributor
Pietro Sperindio