REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Item
riusi documentari tra le carte estensi
Title
riusi documentari tra le carte estensi
Alternative Title
scritture giudiziarie in registro
Identifier
Modena, Archivio di Stato, Frammenti, b. 6, f. I, pp. 75-76
Type
libri di condanne
Date
1354 settembre 20 (terminus ante quem)
Spatial Coverage
Ferrara
Creator
curia podestarile; Iohannes de Codegorio, notaio ai danni dati; Iohannes de Maça, notaio ai danni dati; Petrus de Vitalis, notaio del massaro del ‘comune’ di Ferrara (scritture marginali)
Medium
pergamena
Extent
foglio
Language
latino
Is Part Of
registri camerali conservati nella serie Modena, Archivio di Stato, Archivio camerale (Camera ducale), Memoriale, 3
Description
L'esempio riportato è parte di un caso di studio fondamentale per l'indagine relativa ai contesti di scarto e reimpiego di scritture documentarie. Il più folto gruppo di testimonianze documentarie frammentarie conservate presso l'Archivio di Stato di Modena, permanenti in situ o conservate in forma sciolta, è infatti costituito da libri di condanne, scritture di natura giudiziaria ascrivibili alla più ampia classe dei libri maleficiorum, databili ai secoli XIV e XV e soprattutto ferraresi. Tra questi frammenti, quasi tutti quelli di cui sia nota la sede di riuso - nel caso dei distacchi fornita dalle indicazioni archivistiche più recenti o ricavata dalle scritture seriores - rimandano al fondo dell’Archivio camerale estense e a un arco cronologico compreso tra la seconda metà del XV e il primo decennio del XVI secolo.
Nel frammento qui riferito, una delle scritture successive al reimpiego posta a occupare uno spazio inizialmente lasciato in bianco nel lato carne della pergamena, rimanda al registro Memoriale M del 1450, compilato, come si legge, dagli spettabili fattori generali della Camera di Leonello d’Este Zoanne Bianchino e Piero de Ilardi. Sul f. 1r del registro rintracciato si legge un’intestazione contenente le stesse informazioni riferite dalla scrittura avventizia apposta sul frammento, del quale si è potuta poi confermare la provenienza su base autoptica riaccostandolo al registro, attualmente incluso nella serie dei Memoriali.
Le Croniche degli anni 1471-1494 di Ugo Caleffini - notaio che ricoprì diversi incarichi pubblici presso la corte estense prima per conto di Borso d’Este (almeno dal 1463), poi di Ercole I, tra cui quello di esattore alle condanne a Modena negli anni 1466-67 - fanno supporre che i libri di condanne fossero conservati, almeno nella seconda metà del XV secolo, presso la Masseria comunale di Ferrara – e che i notai tenessero, invece, presso di sé i documenti processuali e i libri dei malefici. Se così fosse, ricordando che già il più antico dei libri di condanne rinvenuti denuncia la registrazione «in massarie communis Ferrarie», i frammenti reimpiegati nelle legature dei registri dell’Archivio camerale avrebbero condiviso con questi ultimi lo spazio di conservazione sicuramente a partire dal 1474, quando l’intero Archivio del Comune fu trasferito nel palazzo Ducale oppure ben prima del riuso, dal momento che la Masseria era stata assimilata alla Camera tra il 1360 e il 1400, pur mantenendo registri propri.
I libri di condanne costituivano, allora, una miniera di scarto cui attingere per il reimpiego di pergamena in ragione della loro tipologia documentaria?
Molto interessante è l’ipotesi di un riuso ‘interno’, che ammetta, cioè, un seppur minimo grado di coerenza tra i frammenti e i registri della Camera nei quali furono reimpiegati. Non sembra troppo azzardato immaginare che gli autori materiali del riuso, o almeno coloro che abbiano compilato i registri identificati, fossero consapevoli dell’avvenuto scarto della documentazione giudiziaria ivi adesa, essendo ipoteticamente occupati, come si è detto, in uno spazio condiviso di produzione e conservazione documentaria, nel quale le stesse persone ricoprivano non di rado diversi incarichi nel corso degli anni (si pensi alla figura del notaio Ugo Caleffini che fu esattore alle condanne), e stimando che, in particolare per i documenti del XV secolo, l’arco di tempo tra la compilazione e il riuso è piuttosto ristretto.
Nel frammento qui riferito, una delle scritture successive al reimpiego posta a occupare uno spazio inizialmente lasciato in bianco nel lato carne della pergamena, rimanda al registro Memoriale M del 1450, compilato, come si legge, dagli spettabili fattori generali della Camera di Leonello d’Este Zoanne Bianchino e Piero de Ilardi. Sul f. 1r del registro rintracciato si legge un’intestazione contenente le stesse informazioni riferite dalla scrittura avventizia apposta sul frammento, del quale si è potuta poi confermare la provenienza su base autoptica riaccostandolo al registro, attualmente incluso nella serie dei Memoriali.
Le Croniche degli anni 1471-1494 di Ugo Caleffini - notaio che ricoprì diversi incarichi pubblici presso la corte estense prima per conto di Borso d’Este (almeno dal 1463), poi di Ercole I, tra cui quello di esattore alle condanne a Modena negli anni 1466-67 - fanno supporre che i libri di condanne fossero conservati, almeno nella seconda metà del XV secolo, presso la Masseria comunale di Ferrara – e che i notai tenessero, invece, presso di sé i documenti processuali e i libri dei malefici. Se così fosse, ricordando che già il più antico dei libri di condanne rinvenuti denuncia la registrazione «in massarie communis Ferrarie», i frammenti reimpiegati nelle legature dei registri dell’Archivio camerale avrebbero condiviso con questi ultimi lo spazio di conservazione sicuramente a partire dal 1474, quando l’intero Archivio del Comune fu trasferito nel palazzo Ducale oppure ben prima del riuso, dal momento che la Masseria era stata assimilata alla Camera tra il 1360 e il 1400, pur mantenendo registri propri.
I libri di condanne costituivano, allora, una miniera di scarto cui attingere per il reimpiego di pergamena in ragione della loro tipologia documentaria?
Molto interessante è l’ipotesi di un riuso ‘interno’, che ammetta, cioè, un seppur minimo grado di coerenza tra i frammenti e i registri della Camera nei quali furono reimpiegati. Non sembra troppo azzardato immaginare che gli autori materiali del riuso, o almeno coloro che abbiano compilato i registri identificati, fossero consapevoli dell’avvenuto scarto della documentazione giudiziaria ivi adesa, essendo ipoteticamente occupati, come si è detto, in uno spazio condiviso di produzione e conservazione documentaria, nel quale le stesse persone ricoprivano non di rado diversi incarichi nel corso degli anni (si pensi alla figura del notaio Ugo Caleffini che fu esattore alle condanne), e stimando che, in particolare per i documenti del XV secolo, l’arco di tempo tra la compilazione e il riuso è piuttosto ristretto.
Contributor
Cristina Solidoro
Source
C. SOLIDORO, Frammenti di giustizia dai territori estensi: libri di condanne ‘perduti’ dei secc. XIV-XV, in Documenti scartati, documenti reimpiegati. Forme, linguaggi, metodi per nuove prospettive di ricerca, a cura di DE GREGORIO G. - MANGINI M.L. - MODESTI M., Genova, Società Ligure di Storia Patria, 2023 (Notariorum Itinera – Varia, 7), pp. 208-210.