REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Item
coperta distaccata
Title
coperta distaccata
Alternative Title
patchwork documentario
Identifier
Modena, Archivio di Stato, Frammenti, b. 15, fasc. 37, fr. I
Type
atti privati in forma di libello
Date
sec. XVI; 1520 agosto 2
Spatial Coverage
Modena (?)
Medium
pergamena
Extent
3 ritagli di bifoglio di differenti misure
Language
latino
Is Part Of
registro di spese della Guardaroba ducale relativo agli anni 1674-75; Archivio camerale (Camera ducale), Amm.ne della Casa, Guardaroba - registri, reg. 280
Description
Alla segnatura indicata si riscontra una coperta di registro distaccata presso il Laboratorio di legatoria e restauro dell’Archivio di Stato di Modena non prima del 1984. Il registro di provenienza è stato rintracciato grazie al ricorso agli inventari dismessi a partire dalle scritture avventizie riportate sulla coperta, contiene documentazione contabile di pertinenza modenese relativa agli anni 1674-75 ed è oggi incluso, privo della sua coperta originaria, nella serie della Guardaroba ducale.
Tale coperta è conservata tutt'ora nella sua forma integra, benché separata dal volume, composta dall'assemblaggio di 3 differenti unità documentarie vergate su bifogli, per ciascuna delle quali sopravvivono porzioni sensibilmente diverse (2 dei bifogli sono solo minimamente mutili, mentre del terzo non ne resta che una striscia alta circa 8 cm).
Nei singoli frammenti, ciascuno riguardante singoli atti giuridici di natura privata redatti in forma di libello - compravendita, enfiteusi, nomina a curator e fideiussione -, si adoperando scritture che rimandano al modello della cancelleresca italica realizzata secondo diversi livelli esecutivi e sono tutti ascrivibili al XVI secolo, benché solo in uno sia leggibile la datazione al 2 agosto 1520.
Benché le differenze grafiche facciano immediatamente pensare a scritture apparentemente indipendenti tra loro, non si può escludere che i documenti rispondano a una coerenza reciproca, potendo ipotizzare, ad esempio, che si tratti di scritture riferibili a un medesimo procedimento giudiziario condotto presso il tribunale di Modena, cui si rimanda esplicitamente in ben due dei tre frammenti.
La coperta, per la sua peculiare condizione conservativa, pone problematiche di studio a diversi livelli. Dal punto di vista catalografico, situazioni di questo tipo possono essere considerate assimilabili ai manoscritti compositi, i quali, pur presentandosi materialmente come un’unica unità, risultano costituiti da più parti autonome riunite in una determinata epoca per motivi diversi. Distinguiamo quindi due unità minime di descrizione: un’unità inventariale, che coincide con l’oggetto fisico e lo considera primariamente nella sua dimensione materiale, e più unità documentarie, con riferimento al contenuto e quindi alle scritture di natura documentaria preservate all'interno di ciascun supporto. A tale scelta catalografica corrisponde la necessità di digitalizzare la fonte tenendo conto dei due livelli di descrizione adottati: da un lato un setting fotografico che restituisca l'immagine della coperta nel suo attuale assetto materiale, dall'altro più riproduzioni delle singole unità documentarie che la compongono che ne favoriscano la ricostruzione e la fruizione in quanto testimoniane di testi.
Le scelte adottate in fase di riproduzione digitale dei frammenti reimpiegati sono, quindi, quanto mai fondamentali anche perché in casi come questo costituiscono lo strumento per riconnettere ciascuna descrizione all’unità documentaria corrispondente.
Tale coperta è conservata tutt'ora nella sua forma integra, benché separata dal volume, composta dall'assemblaggio di 3 differenti unità documentarie vergate su bifogli, per ciascuna delle quali sopravvivono porzioni sensibilmente diverse (2 dei bifogli sono solo minimamente mutili, mentre del terzo non ne resta che una striscia alta circa 8 cm).
Nei singoli frammenti, ciascuno riguardante singoli atti giuridici di natura privata redatti in forma di libello - compravendita, enfiteusi, nomina a curator e fideiussione -, si adoperando scritture che rimandano al modello della cancelleresca italica realizzata secondo diversi livelli esecutivi e sono tutti ascrivibili al XVI secolo, benché solo in uno sia leggibile la datazione al 2 agosto 1520.
Benché le differenze grafiche facciano immediatamente pensare a scritture apparentemente indipendenti tra loro, non si può escludere che i documenti rispondano a una coerenza reciproca, potendo ipotizzare, ad esempio, che si tratti di scritture riferibili a un medesimo procedimento giudiziario condotto presso il tribunale di Modena, cui si rimanda esplicitamente in ben due dei tre frammenti.
La coperta, per la sua peculiare condizione conservativa, pone problematiche di studio a diversi livelli. Dal punto di vista catalografico, situazioni di questo tipo possono essere considerate assimilabili ai manoscritti compositi, i quali, pur presentandosi materialmente come un’unica unità, risultano costituiti da più parti autonome riunite in una determinata epoca per motivi diversi. Distinguiamo quindi due unità minime di descrizione: un’unità inventariale, che coincide con l’oggetto fisico e lo considera primariamente nella sua dimensione materiale, e più unità documentarie, con riferimento al contenuto e quindi alle scritture di natura documentaria preservate all'interno di ciascun supporto. A tale scelta catalografica corrisponde la necessità di digitalizzare la fonte tenendo conto dei due livelli di descrizione adottati: da un lato un setting fotografico che restituisca l'immagine della coperta nel suo attuale assetto materiale, dall'altro più riproduzioni delle singole unità documentarie che la compongono che ne favoriscano la ricostruzione e la fruizione in quanto testimoniane di testi.
Le scelte adottate in fase di riproduzione digitale dei frammenti reimpiegati sono, quindi, quanto mai fondamentali anche perché in casi come questo costituiscono lo strumento per riconnettere ciascuna descrizione all’unità documentaria corrispondente.
Contributor
Cristina Solidoro
Source
R. NAPOLETANO-C. SOLIDORO, Descrivere documenti reimpiegati: esperienze di catalogazione dagli archivi di Modena e Bologna, in C. CARBONETTI, M. L. MANGINI, M. MODESTI, V. RUZZIN (a cura di), Prassi di scarto e riuso documentario tra Medioevo ed Età Moderna, Roma, Tor Vergata UP, in corso di stampa, pp. 226-227.