REDDIS - REcycled meDieval DIplomatic fragmentS
Item
documento notarile reimpiegato ad opera dello stesso notaio
Title
documento notarile reimpiegato ad opera dello stesso notaio
Alternative Title
compravendita di castelli nel Frignano
Identifier
Bologna, Archivio di Stato, Atti dei notai del distretto di Bologna, registro 23.10
Type
compravendita
Date
1387 settembre 17
Spatial Coverage
Bologna
Creator
Azo fiulus Nicolai olim Guilielmi de Buvalellis, notaio
Medium
pergamena
Extent
pergamena integrale
Language
latino
Is Part Of
registro di imbreviature di Azo filius Nicolai olim Guilielmi de Buvalellis, 1384 dicembre 29 - 1385 gennaio 7, Bologna
Description
L'atto appare storicamente significativo per la storia dell'appennino modenese del XIV secolo: si tratta infatti della vendita al Comune di Bologna da parte di Lanzalotto, figlio del fu Corsino da Montecuccolo, di numerosi "castra" e "villae" del Frignano, tra i quali Montese, Montespecchio, Castagneto, Foligno e Polinago. La compravendita avviene a tutela della famiglia Montecuccoli, principali signori del Frignano, contro i poteri signorili locali, come è stato reso noto dallo storico Girolamo Tiraboschi e ancor prima dalla Cronaca seicentesca di Alessio Magnani.
La pergamena, rogata a Palazzo d'Accursio, è stata sottoscritta da due notai, "Azo filius Nicolai olim Guilielmi de Buvalellis", estensore del documento, e "Dalfinus Nicolai Albicini Acticontis".
Il documento, ripiegato e adattato alle dimensioni del registro di imbreviature, nel quale viene riutilizzato come coperta, è posteriore di tre anni alla data del termine di quest'ultimo. Il reimpiego è quindi avvenuto in un momento successivo alla chiusura del registro o contestuale all'anno 1387. Dal momento che il documento riutilizzato è stato rogato da Azzo, il notaio estensore del registro, non è da escludere che sia stato proprio egli il fautore del riuso. Questo potrebbe far ipotizzare che i fascicoli del protocollo di imbreviature siano stati inizialmente conservati slegati e siano quindi stati rivestiti della coperta floscia solo a distanza di qualche anno.
Il prezzo della vendita presenta una parziale rasura: potrebbe quindi trattarsi di un atto falsificato, oppure invalidato e per questo motivo scartato.
La pergamena, rogata a Palazzo d'Accursio, è stata sottoscritta da due notai, "Azo filius Nicolai olim Guilielmi de Buvalellis", estensore del documento, e "Dalfinus Nicolai Albicini Acticontis".
Il documento, ripiegato e adattato alle dimensioni del registro di imbreviature, nel quale viene riutilizzato come coperta, è posteriore di tre anni alla data del termine di quest'ultimo. Il reimpiego è quindi avvenuto in un momento successivo alla chiusura del registro o contestuale all'anno 1387. Dal momento che il documento riutilizzato è stato rogato da Azzo, il notaio estensore del registro, non è da escludere che sia stato proprio egli il fautore del riuso. Questo potrebbe far ipotizzare che i fascicoli del protocollo di imbreviature siano stati inizialmente conservati slegati e siano quindi stati rivestiti della coperta floscia solo a distanza di qualche anno.
Il prezzo della vendita presenta una parziale rasura: potrebbe quindi trattarsi di un atto falsificato, oppure invalidato e per questo motivo scartato.
Contributor
Benedetta Giusti