Il Segno di Ariosto. Autografi e carte ariostesche nell'Archivio di Stato di Modena.
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32. Lettera di Ludovico Ariosto ad Alfonso I d'Este. Castelnuovo, 2 agosto 1524.
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- 32. Lettera di Ludovico Ariosto ad Alfonso I d'Este. Castelnuovo, 2 agosto 1524.
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ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati, b.3, fasc. 56. Edizione Angelo Stella 1984 n. 163.
«llustrissimo et excellentissimo Domino Domino meo singularissimo Domino Duci Ferrariae etc. Ferrariae.
<Illustrissi>mo et excellentissimo Signor mio. Hebbi da vostra excellentia l’aviso come ella havea <comm>esso al capitano di Reggio che mandassi a Soraggio per pigliar quelli <band>iti ch’eran ne la chiesa, et io per esserli più presso a dar soccorso s<e biso>gnasse mi mossi con li schioppeteri verso Camporeggiano, e <sùbito> incontrai uno che mi diede una lettera di Iacomo di Passino, Capitano de li cavalli liggieri di Reggio, per la quale mi avisava che la sera dinanzi era giunto a Soraggio et havea trovato in la chiesa un figliolo et un nipote di Bastian Coiaio et altri compagni, circa 10, e tutti li havea presi, e che li menava verso Reggio; ma il medesimo messo che mi diè la lettera mi disse che alla giunta di questo Iacomo di Pasino a Soraggio, Battistino Magnano e Margutte da Camporeggiano, banditi et assassini publi<ci6gt;, eran con gli altri, ma che facendo lor spalle quest’altri che n<on> eran banditi se n’erano fuggiti, e che ci havean havuto tempo perché havean veduto venire li balestrieri da lungi, imperhò <che> questa compagnia era giunta a Soraggio su le 22 hore: de <la qual> cosa ho havuto dispiacere che questo Iacomo non sia stato tant<o> aveduto, che non habbia saputo giungere di notte, o su l’alba, sì che non s’habbia lasciato vedere prima che sia stato lor ad<osso>. Io non so se l’habbia fatto scioccamente, o pur d’industria, per<ché> di poi m’è stato detto che la moglie di Bastiano Coiaio è pte di Iacomo di Pasino:
sit quomodocumque, io sento grandissimo d<ispia>cere che quelli dui ribaldi sieno campati. Donatello <con un a>ltro bandito detto Venturello s’era partito poco prim<a. Io non> so che farà il capitano di Reggio di questi che son stati <menati> prigioni: non saria mal di dar lor qualche ricordo, che semp<re non> havessino a favorire e star con banditi: e forse chi li ex<a>minasse intenderia da loro qualche andamento di questi ribaldi; vostra excellentia farà quello che gli parà. <Hie>r sera fui alle Verugole, e trovai quella ròcca forni<ta solo di tutti> li disagi: ho detto al castellano che mi mandi la che pare che ancho sarà portatore di questa. Io non mi partirò da C<amporeggiano>, dove sono hora, che gli farò provisione di tutto quello c<he occorrerà>; ma ho da far con mali villani. Hieri feci chiama<re a paramento perché facessino provisione di quattro guardie <da porre> ogni notte in le Verugole: mi risposeno che non lo vole<vano fare per>ché non erano obligati, e che pagavano per quelle ròcche 4 bolognini il dì, e che toccava a vostra excellentia farle guardare, e <non già> ad essi: pur impetrai dopo molte parole che ne mandassi<no> due per 15 giorni, tanto ch’io havessi scritto et avuto <da> vostra excellentia risposta, e dificilmente furon contenti. Come <già> quella può sapere, il luogo è grande, e col suo salario compito se vi solea tenere 14 persone, sette per ròcca: hora che la cosa è ridutta a cinque, male si potranno guardare, cioè quando accadessi qualche novità di guerra; ma quando fossimo liberi da quel sospetto, credo sieno assai : pur Bernardino da l<e> Doccie non sta molto sicuro, mentre che queste genti del S<ignore> Giovannino stanno in Lunigiana, che partendosi la sera potriano essere all’alba alle Verugole; e per questo m’ha pregato, et io son stato contento di darli dui di questi schioppeteri app<resso>. La provision più necessaria, che è di fare murare una porta che non è molto importante, che serà più sicura che far di novo, perché è marza e guasta, e far conciar la cisterna, far<ò prim>a ch’io mi parta di qui: et ho pur disposto gli homini che questo <fara>nno a sue spese. Circa il resto io vederò li suoi capit<oli>, e quello che sarano obligati vorò che facciano. Del re<sto vostr>a excellentia serà prima avisata che si faccia altra spesa. Qui ne la ròcca di Camporeggiano ho posto Santo Iacomello Cas<tella>no, la quale similmente è senza provisione alcuna: di ques<ta> similmente, come di quell’altre, farò poi c’havrò veduti <li capi>toli di questa Vicaria: ma poca spesa farebbe questa V<icaria> molto forte; e fortificata questa conosco <che in queste parti> non sariano di bis<ogno altre fortezze né di fare altra spes>a; e poi vi porrò dui fanti finché vostra excellentia mi avisa 6lt;diversamente>. Altra persona non saprei che porvi, perché nessuno del pa<ese6gt; saria buono, né nessuno vi voria entrare, se non sa<pesse> d’havere la provigione: di che vostra excellentia non me ne dà aviso <alc>uno. Vostra excellentia scrive che manderà ancho un capi<ta>no a Camporeggiano, e non ha mandato se non quello de <le> Verugole. Non so quanto habbia determinato, ma dico be<ne> secondo il mio parere che staria meglio un castellano in la ròcca di Camporeggiano che in le Verugole, per essere più utile a que≶sti> homini che in Camporeggiano stessi un poco di guardia che in le Verugole, che è lor più lungi, et ancho mi pare che con poca poca spesa la ròcca di Camporeggiano si faria molto più forte <che quella> de le Verugole, et è di minor guardia assai; p<ur a quella> sta di fare il parer suo. Ma riparato e previsto <a queste> tre ròcche, Verugola, Camporeggiano e Sassi, meglio sar<ia> minar l’altre, o smantellare e aprire di sorte che band<iti> o altri nimici non vi potesson alloggiar dentro; ma <me>glio e più pace del paese saria a guardarle. Ècci ancho la ròcca di Trassilico, che quando vostra excellentia non vi vog<lia> porre altro castellano, non saria forse mal fatto che <il> potestade vi stesse dentro, poi che a quella pare che’l p<otestade> habbia da stare a Trassilico, perché vi staria esso più s<icuro>, e saria causa che quelli homini la terriano riparata, c<ome> sono obligati; et intendo che è condotta a tal ruina, <che> forse il volere ripararla sarebbe horamai tardi: pur quando questa fosse volontà di vostra excellentia la anderei o manderei a vedere. Circa alle ròcche, sia per ora detto assai. <Di q>uanto vostra excellentia mi scrive di far salvo condotto a quelli <banditi>, che per la lettera venuta da parte di questi homini <p>aese è stata di suplicare vostra excellentia che habbia per racco<mandata questa pro>vincia e per sua salute faccia le provisioni necessarie; ma dimandare salvocondotto o gratia per Batistino Magnan<o> e Donatello e Venturello, e certi altri assassini e di pessima sorte, vostra excellentia sappia che né il commune, <né> homo da bene è stato chiamato a questo, ma Pierin Mag<nano> e M.ro Zan Piero et Acontio, c’hanno fatto una lega <in>sieme e voglion guidare ogni cosa a lor modo, con ser Evangelista, hor cancelliero de la communità, hanno fatto que<sta> lettera a vostra excellentia, senza chiamar consiglio e senza participatione d’alcun altro. Se questi ribaldi fosson banditi per uno homicidio o dui soli,vostra excellentia potria compiacere, non dico il comm<u>ne, ché esso non domanda questo, ma ciascun di questi particolari: <ma> il volere far gratia ad amazatori publici, assassini, e che non vivon se non di porre taglie, se tutto il mondo ne preg<as>se vostra excellentia, quella non lo dovria fare. Li balestriero che fo mandato di qui con lettera di credenza, è homo da bene per sold<ato>, ma è tanto di questa parte talliana per haver per moglie u<na> parente di ser Evangelista, ch’io dubito che habbia detto <a> vostra excellentia a favor d’una de le parti et a biasmo de l’altra più che non richiede il dovere, e maxime c’habbia fatto g<randi> li meriti di questi banditi, li quali se son venuti in favor di questo p<aese>, vostra excellentia non creda che sia stato perché gli siano tanto affecti<onati> più de gli altri, ma per difensione de la lor factione, vedend<o che> con li nimici veniva il Cornacchia e li figlioli di Pier <Ma>dalena e quelli da Ponteccio, cioè Ulivo et il fratello <che sono> lor nimici capitali: pur e di questo come de l’altre cos<e> mi rimetto a vostra excellentia. Di quanto anchora ha<avrò ma>ndato a dire a bocca, che sono stati de li nost<ri> pesa; pur se vostra excellentia mandasse persona qui, di questo intell<igente più d>i me, havutone la sua relatione se ne potria consigli<are>. Ma hora hora, ho havuto aviso che’l capitano Todesc<hino che fu> ferito è morto. Un che gli attendeva ne la sua inf<ermitade, et> a chi io havevo commesso che meglio che potea si sforzass<e di> cavarne quel che l’havea mosso a venir in qua, mi ha riferito che sino a la morte è stato nel <fer>mo proposito che’l Signore Gianino nulla ne sapea, ma che quel giudice da Fivizano l’havea mosso con speranza che, succedendo le cose ad vota, il Signore Gianino dovesse esserne contento e pigliar questa excusa che li homini l’havesson chiamato. Io scrissi a vostra excellentia che la Bastia era perduta; di poi hanno havuto Monte di Simone, dove hanno preso il Marchese Spinetta e moglie e figlioli. Si dice che v’è stato tradimento. Son per ire a Fosdinovo, dove il Marchese Lorenzo si fa forte, et ha aiuto da San Georgio. Altro non occorre. A vostra excellentia mi raccomando.
Camporegiani, 2° Augusti 1524.
Servitor Ludovicus Ariostus» - Date
- 02-08-1524