Il Segno di Ariosto. Autografi e carte ariostesche nell'Archivio di Stato di Modena.

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15. Lettera di Ludovico Ariosto ad Alfonso I d'Este. Castelnuovo, 25 aprile 1523

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15. Lettera di Ludovico Ariosto ad Alfonso I d'Este. Castelnuovo, 25 aprile 1523

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ASMo, Archivio segreto estense, Cancelleria, Archivio per materie, Letterati, b.3, fasc. 20. Edizione Angelo Stella 1984 n. 72.
«Illustrissimo et excellentissimo Domino domino meo singolarissimo <D>omino Duci Ferrariae etc. Ferrariae.
Illustrissimo et excellentissimo Signor mio. Vostra excellentia può sapere che per essere stato su quel di Cicerana assassinato un prete pisano da un Nicodemo e da un Minello, subditi de’ Fiorentini, ma che tuttavia habitavano a Cicerana, e, per quanto dice il prete, da un Giugliano figliolo di Pelegrin dal Silico e bandito (per esser stato uno di quelli che amazaro ser Ferdiano), benché alcuni da Castelnovo, li quali hanno la protectione di questi dal Silico, non vogliano che’l prete dica che questo Iuliano vi fosse, e per questo l’hanno molte volte minacciato e minaccian tuttavia (pur la verità sta che esso Giugliano v’era); il qual Giugliano, con questi assassini e con Baldone suo fratello e con altri banditi, è sempre habitato a Cicerana in casa di sua mogliere e de la mogliere del Moro suo fratello, c’hanno due sorelle et hanno la casa commune, non obstante gli ordini che non si può dar recapito a’ banditi,e non obstante che a quel commune io n’ho fatto molte volte prohibitioni e con gride publiche, e con comandamenti particolari in scritto et a bocca, et ancho specialmente a questo Moro et alle mogliere, che, sotto pena de la disgratia di vostra excellentia et essere loro arsa la casa, non lascino questi banditi venire in quella casa: per queste disobedientie e per essere da li sopradetti stato assassinato questo prete, condennai il detto commune di Cicerana 300 ducati, anchora ch’io conoscessi che’l commune non era in tanta colpa di questo quanto era il Moro, ché il commune havea peccato per paura e per non poterne fare altro, imperhò che questo Moro e li fratelli, con li banditi loro seguaci, e con la intelligentia c’hanno con alcuni di Castelnovo, si son fatti tiranni e signore di quel luogo. Ma io mi attaccai al Commune perché non vedevo alhora modo di havere questi malfattori e questo Moro lor recettatore e fautore e participe ne le mani, e non mi pareva che ci fosse l’honore di vostra excellentia che questo prete si dovesse ir lamentando di essere stato assassinato nel dominio di quella. Vostra excellentia di poi, usando insieme iustitia e clementia, è stata contenta che quel commune, pur che satisfaccia il prete de li suoi danni, del resto de la condennatione habbia gratia. Io, che pur havevo animo che chi ha fatto il peccato ne facesse la penitentia, ho tenuto modo che questo Moro mi è venuto a parlare, e l’ho preso e l’ho in prigione, non solo per questo (avenga che per questo saria degno di grandissima punitione) che li danari de l’assassinamento son stati partiti in casa sua (e credo ch’esso n’habbia havuto una buona portione), ma anchora perché è sempre il capo o gran parte de tutti li assassinamenti che si fanno in questa provincia: hora egli era a San Pelegrino con quelli da Barga e da Sommacologna, hor ne la Vicaria di sopra con quelli del Costa, hor con quelli de la Temporia, per modo che mi pareva che fosse il signore de la campagna di Grafagnana. Prego vostra excellentia che, ad instantia di alcuno che venisse a quella per volerglilo dipingere per uno homo contrario a quello che egli è, non si muova a commettere che non si exequisca quanto vol di lui giustitia; ma la suplico appresso che commetta questa causa al capitano qui di Castelnovo, e non a me, ché non è mio mistero, ma in questo dia al capitano authorità di commissario: ché se una volta non si comincia a castigare li tristi in questo paese, moltiplicheranno in infinito. Vostra excellentia saprà appresso che non hieri, l’altro, un fratello di costui, bandito, detto Baldone, con circa 12 compagni o 15, andò a Camporeggiano, e fece spalle ad un giotto detto Margutte da Camporeggiano, perché amazzasse uno Gianetto fabro pur da Camporeggiano; ma la ventura aiutò quel poverhomo che non fu morto: pur è restato ferito di due ferite; e ritornando indietro verso Cicerana, quando furon ad una villa detta la Sambuca, tolsero un par de buoi ad un detto Zan Grasso, e li conducevan via; e quel Zan Grasso venne correndo a Castelnovo a me, che era circa mez’ hora di notte, et io feci sùbito montar li balestrieri a cavallo; ma quelli assassini, sentendo venire li balestrieri, lasciaron li buoi e se ne fuggiro verso Cicerana. È poi venuto a me Bastiano Coiaio, sì come quello che è procuratore de tutti li tristi, e mi voria persuadere che questi erano iti a Camporeggiano per fare che quel Margutte facesse la pace con quel Gianetto, e che poi Margutte contra volontà de li compagni haveva voluto amazzare quel Gianetto, e che questi buoi non havevan tolti per menar via, ma per far paura a un fanciullo, acciò che l’insegnasse una beretta che tra via era caduta ad uno di questi compagni. Io ho voluto questa excusa sua scrivere a vostra excellentia, acciò che quella intenda la cosa e cognosca il vero da la bugia, e questi protectori de’ ribaldi non li mostrino il nero pel bianco. Io ho examinato hoggi circa quattro testimonij che depongono che, già è passato l’anno, che’l Moro con li fratelli si trovò al Poggio in compagnia di dui da Sommacologna che amazzaro un povero homo subdito di vostra excellentia. Io aspetto da quella circa a questo che sia data gagliarda commissione al capitano qui; in buona gratia de la quale mi raccomando. Castelnovi, 25 Aprilis 1523.
Di vostra excellentia, humillimo Servitore Ludovico Ariosto.»

Date

25-04-1523